Il processo per il delitto di Mauro Rostagno

Proviamo a raccontare con parole nuove il processo per il delitto di Mauro Rostagno che lo scorso 2 febbraio ha avuto avvio dinanzi alla Corte di Assise di Trapani. E cominciamo a raccontarlo parlando del presidente della Corte, il giudice Angelo Pellino. Un giudice che si incrocia in una storia fatta di nomi che si sovrappongono, Mauro Rostagno e Peppino Impastato. Ma non solo. Lo scrissi già una volta, si scrive Peppino Impastato ma si legge Mauro Rostagno. Ma la cosa funziona anche al contrario. Peppino, ucciso a Cinisi 33 anni addietro, 9 maggio 1978, Mauro ammazzato a Lenzi (Valderice) dieci anni dopo, il 26 settembre del 1988, quasi ventitre anni addietro. Peppino quella sua ultima sera di vita venne seguito da un’auto con sopra i suoi assassini quando era appena uscito dalla sede di Radio Aut, Mauro stessa cosa, venne pedinato dai suoi carnefici appena messo il naso fuori dalla sede di Rtc, tv privata di Trapani. Due giornalisti senza tessera che però sfidavano i poteri presenti nei rispettivi territori con la caparbietà dei migliori cronisti. Il giudice Angelo Pellino lo ha scritto a chiare lettere nell’ordinanza con la quale ha ammesso nel processo Rostagno le parti civili riconosciute nell’ordine dei giornalisti di Sicilia e nell’associazione siciliana della stampa, il sindacato dei giornalisti. Non c’è dubbio che Rostagno faceva il giornalista e per come sostiene l’accusa per le sue cronache fu ucciso.
Cosa c’entra il giudice Angelo Pellino con Impastato e Rostagno? Il giudice Pellino è stato giudice a latere in Corte di Assise a Palermo per uno dei processi per il delitto Impastato, quello che riguardò Vito Palazzolo. Palazzolo fu condannato a 30 anni, nel frattempo è deceduto, il giudice Pellino nella sentenza da lui scritta annotò che sulle indagini grava l’intollerabile sospetto di un sistematico depistaggio o comunque una conduzione delle stesse viziata da uno sconcertante coacervo di omissioni, negligenze, ritardi mescolati ad opzioni investigative preconcette che ne avrebbero alterato la direzione e lo sviluppo. E Rostagno? A sentire i pm Gaetano Paci e Antonio Ingroia non sono stati pochi durante le indagini per l’omicidio del sociologo e giornalista torinese, i depistaggi, le false piste, funzionali ad allontanare non solo la matrice mafiosa, ma anche le connessioni tra mafia e pezzi dello Stato, le cui ombre fanno da scenario al delitto.
Non è dunque la sola morte crudele e violenta che ha reso sovrapponibili le loro storie, per Peppino Impastato e Mauro Rostagno ci sono stati assassini diversi, ma il comune denominatore è lo stesso, la mafia e la politica che non gradivano (non gradiscono) intromissioni, soprattutto quando a farle ci sono giornalisti, anche senza tessera come erano Peppino Impastato e Mauro Rostagno, che oggi se in vita si potrebbero vedere da qualcuno, interessato più a sparlare di antimafia che non occuparsi della mafia, appellati come professionisti dell’antimafia, non in senso elogiativo. Magari da qualcuno di quei sindaci che si sono costituiti parte civile nel processo cominciato a Trapani. Di quelli che parlano di legalità e che dicono di avere conosciuto sulla propria pelle la mafia, ma che poi si dimenticano magari di denunciare i contatti alla magistratura. A Trapani è oramai cosa nota, una volta si diceva che la mafia non esisteva, oggi si dice che la mafia è sconfitta, in fin dei conti si vuole dire sempre la stessa cosa, la mafia non c’è, ma purtroppo non è così, perché la mafia è oggi dentro le istituzioni, esercita il mestiere di imprenditore, e fa politica, presentandosi con i volti nuovi della seconda repubblica. Ma il bluff si speri che non duri ancora molto.
Il giudice Pellino non è un giudice qualsiasi. Il suo lavoro lo ha portato a interessarsi di delitti di altri giornalisti, Impastato, Rostagno, ma anche Mauro De Mauro. E poi di stragi mafiose commesse a Palermo, come quella di viale Lazio. Un giudice competente e attento, quello che ci vuole per un processo indiziario quale è quello per il delitto di Mauro.
di Rino Giacalone