Chi è Mauro Rostagno

Mauro Rostagno nasce a Torino nel 1942, i suoi genitori sono dipendenti presso la FIAT. Prima dell’esperienza universitaria viaggia molto: lavora in Germania, Inghilterra, manifesta in Spagna contro il regime franchista, si reca in Francia, dove subisce un provvedimento di espulsione. Tornato in Italia si trasferisce a Trento. Dopo le annate di dibattiti e manifestazioni studentesche, e dopo una serie di 30 e lode conseguiti agli esami universitari, decide di far contenta la madre e completare gli studi: nel 1973 si laurea in sociologia, la sua tesi è  improntata sulla giustizia sociale da perseguire mediante un radicale sovvertimento della società e delle istituzioni, compresa la stessa università, e viene discussa in un’aula affollatissima, in un clima singolare e surreale. In quegli stessi anni Mauro Rostagno fonda (assieme ad Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani, Guido Viale, Marco Boato) Lotta Continua, movimento politico votato all’ideologia comunista, a favore del “potere operaio”.
Nel 1976, dopo lo scioglimento di Lotta Continua, Mauro si fa promotore dell’apertura a Milano del Macondo, un circolo culturale in cui confluivano svariate attività di rilevanza artistica, culturale e sociale, in assoluto uno dei primi centri sociali inaugurati in Italia. Dopo l’esperienza del Macondo Rostagno si reca in India, dove intraprende un percorso di crescita spirituale presso la comunità degli “arancioni” di Osho. Rientrato in Italia si trasferisce in Sicilia, in provincia di Trapani fonda il centro Saman, un luogo di aggregazione sorto con l’intento di divulgare gli insegnamenti appresi in India, ma che col tempo verrà trasformato in un centro di accoglienza e recupero di tossicodipendenti, tra i primi centri d’Italia, ennesima straordinaria dimostrazione della sua capacità pionieristica di rapportarsi con la contemporaneità.
Il 26 settembre del 1988 Mauro Rostagno viene ucciso in un efferato agguato architettato dai “poteri forti”, ovvero da una rete di personaggi molto influenti, che collega mafia, massoneria, p2, gladio, servizi segreti “deviati” ed esercito italiano. Proprio questi intrecci sono stati portati alla luce da Rostagno, il quale non ha mai avuto alcuna esitazione nel denunciare apertamente malaffari e soprusi, con nomi e cognomi, dai microfoni di RTC, un’emittente locale siciliana, per la quale Mauro collabora in qualità di caporedattore del telegiornale.

I suoi interventi in diretta televisiva hanno letteralmente fatto storia, alcuni stralci sono visibili in internet e tutt’oggi sono visionatissimi dagli utenti della rete. Ciò che Mauro Rostagno era riuscito a scoprire va ben oltre gli ambiti territoriali e i riferimenti temporali nei quali ha vissuto, indagato e agito all’epoca dei fatti, poiché si interseca con altri torbidi “casi irrisolti” nostrani, come quelli riguardanti l’uccisione della giornalista Ilaria Alpi o la tragedia del Moby Prince. Per questo motivo il ricordo di Rostagno non è scindibile dalla storia recente del nostro paese, per lo stesso motivo il ricordo di un uomo, audace e tenace come pochi, andrebbe sempre mantenuto vivo e trasmesso alle future generazioni. Ancora oggi, dopo ripetute indagini, ripetuti processi, ripetuti depistaggi, ripetuti complottismi, ripetuta “ripetitività” puramente italiana, non è stata pienamente appurata la verità, tant’è che soltanto nel 2009 è stato emesso un mandato di custodia cautelare in carcere nei confronti del boss di “cosa nostra” Vincenzo Virga, ritenuto il principale responsabile di questo barbaro delitto.